RIO 2016
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Paralimpiadi, tutti i segreti della tecnologia

Accanto ai pionieri, alle migliaia di atleti che si sono messi in gioco in questi ultimi 68 anni andando oltre le difficoltà fisiche e ai politici dello sport che a più livelli hanno lavorato duramente per il pieno riconoscimento dei Giochi, le Paralimpiadi devono ringraziare un altro nume tutelare: la tecnologia.

È innegabile, infatti, che senza un adeguato supporto a livello di ricerca e sviluppo non sarebbe stato possibile realizzare che una minima parte di ciò che attualmente rappresenta questa manifestazione a livello planetario. Né, tantomeno, sarebbe stato possibile farla crescere fino ad accogliere  4.350 atleti a Rio 2016.

E se all’inizio dell’era paralimpica, che universalmente si fa coincidere con Roma ‘60, questo aspetto riguardava soltanto le sedie a rotelle dei 400 partecipanti, con il tempo la questione si è parecchio complicata: protesi di arti inferiori e superiori per decine di discipline, biciclette speciali, carrozzine che permettono di praticare non più solo il tiro con l’arco come agli albori, a Stoke Mandeville, ma anche basket, rugby, gare di velocità su pista e tanti altri sport.

Ecco alcuni degli esempi più high-tech.

Finale 100m T54 Londra

Wheelchair. La sedia a rotelle è senza dubbio lo “strumento” più immediatamente riconoscibile fra quelli usati dai para-atleti, anche perché è presente sin dagli albori delle discipline sportive dedicate ai disabili. Quasi tutte le sedie sono, oggi, un concentrato di ricerca e si caratterizzano fortemente in base allo sport per la quale sono progettate. Quelle della velocità sono studiate minuziosamente nelle gallerie del vento, per garantire la minore resistenza aerodinamica possibile, grazie anche a una migliore posizione dell’atleta. Sono realizzate con leghe di alluminio sempre più leggere e rigide, in modo da favorire le prestazioni; inoltre hanno diversi sensori, che permettono ad allenatori ed atleti di analizzare ogni singolo aspetto della prestazione, proprio come accade con le telemetrie di auto e moto da corsa. Decisamente diverse le carrozzine dedicate a sport come il basket o il rugby. Qui le parole d’ordine sono maneggevolezza e resistenza, trattandosi di discipline di contatto. Soprattutto, la conformazione delle sedie è pensata per evitare più possibile il ribaltamento e, nel caso, per favorire una rapida ripresa del gioco. Gli elementi studiati per questo scopo sono paraurti, alette e protezioni sui raggi oltre che, naturalmente, una particolare inclinazione delle ruote.

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April Holmes

Protesi. Assolutamente fondamentale è anche l’attenzione dedicata alle protesi degli atleti amputati. Il caso più lampante è quello della velocità, dove si cerca di dotare gli atleti di arti artificiali che riproducano quanto più possibile il funzionamento di quelli umani. Nulla è lasciato al caso: dalla scelta dei materiali (carbonio in prevalenza) al profilo aerodinamico. La chiave, nella velocità, è riuscire a “imitare” il comportamento delle gambe umane e il loro ritorno d’energia; ebbene, le ultime protesi per le gare sprint hanno un ritorno d’energia stimato del 92% contro il 95% dei tendini umani. Ma ci sono tecnologie ancora più sorprendenti, come ad esempio piedi in grado di riprodurre alla perfezione i movimenti dell’articolazione della caviglia, le braccia dotate di sensori elettronici che recepiscono e traducono in movimento gli stimoli della parte residua di un arto o le mani artificiali che permettono addirittura di giocare a basket senza problemi. Le discipline che beneficiano di questi ritrovati della tecnica sono decine, dal tiro con l’arco al ciclismo, sport dove fra l’altro anche le bici e le “handybike” sono eccezionali condensati di ingegneria e ricerca.

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Denise Schindler 3D

In attesa dei prossimi progressi della ricerca in materia (la stampa 3D sembra essere la maggiore indiziata, dato che la ciclista tedesca Denise Schindler l’ha portata in strada già in Brasile), la sensazione migliore è la consapevolezza che questi studi non aiuteranno solo gli sportivi a raggiungere i loro risultati ma, fuori dai campi di gara, contribuiranno a migliorare le condizioni di vita di milioni di persone. Un risultato che vale quanto e più di una medaglia olimpica.

 

Foto: OIS/IOC Games Anatomy from Rio

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