INTERVISTE, RIO 2016
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“È un gioco serio!”, la Rossa è pronta per Rio

Francesca Porcellato ti parla e ti trascina in una tempesta di emozioni: eccitazione, adrenalina, voglia di far bene, curiosità, gioia. È una debuttante. Anche se quella di Rio è la sua decima Paralimpiade. “Mi sento come fosse la prima, provo le stesse identiche sensazioni. Forse anche perché sono al mio esordio in una disciplina nuova, per la terza volta. Devo scoprire ancora così tante cose del ciclismo che per me è un viaggio ogni giorno sorprendente. Sono fatalista: non cerco nulla, ma vivo alla giornata cercando di assaporare tutto quello che mi capita. Da bambina il mio sogno era solo correre veloce”.

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“La passione è il filo conduttore di tutto ciò che faccio. Ho iniziato con l’handbike per scherzo, come allenamento per lo sci di fondo. Poi è diventato qualcosa di diverso. Per riuscire a competere, però, ho dovuto dimenticarmi chi ero nella mia precedente vita sportiva. Ricominciando da capo. È un gioco serio, c’è tanto lavoro dietro. Alcuni tra i giovani azzurri parlano del loro sport come se fosse tutto scontato, una cosa facile l’essere arrivati a questo punto, ma è un errore. Minimizzare i sacrifici non ci rende degli eroi, né migliori. Da una Paralimpiade spesso restano fuori degli atleti che sono molto validi, che hanno grandi qualità. E tutto questo perché il numero di posti è ristretto, perché c’è una selezione e solo pochi vanno avanti”.

Francesca Porcellato

Il santuario di Seoul

“Seoul è stata la prima Paralimpiade che si svolgeva nello stesso luogo dell’Olimpiade: eravamo tutti esalatati, questa cosa ci faceva sentire per la prima volta veri atleti. Non come oggi, che è normale. Avevo 18 anni, con tanta paura e tanta gioia ho affrontato un’esperienza che mi ha regalato tante medaglie. Indimenticabile. Di quei giorni mi ricordo l’immensità attorno a me, era tutto grande: lo stadio olimpico, gli spalti, l’enormità del pubblico, gli applausi e le voci. La mentalità, però, è cambiata nel tempo: all’aeroporto, quanto stavamo partendo per il Giappone, abbiamo incontrato un signore che ci ha chiesto dove stessimo andando. Allora, tutti impettiti e gonfi di orgoglio abbiamo detto che eravamo diretti a Seoul, come se fosse ovvio quale era il nostro obiettivo. La risposta è stata: ‘Che santuario c’è a Seoul?’. Ci sono cadute le braccia. Prima che partissi per Sochi, invece, all’imbarco mi chiedevano a che ora fosse la mia gara. Questa è la differenza tra ieri e oggi”.

Messaggio agli esordienti

“Ai giovani, a chi vivrà a Rio i suoi primi Giochi Paralimpici, dico che dovranno godersi ogni attimo, dal primo all’ultimo. Perché nella vita non ti capiterà mai qualcosa di simile. E bisogna catturare con la mente e con il cuore anche le piccole cose, per custodirne il ricordo, come le persone di diverse nazionalità che si incontrano a mangiare,  la vita meravigliosa del villaggio olimpico, lo stare insieme ai compagni. Noi atleti pensiamo sempre e solo al podio, rischiamo di concentrarsi solo su quello, ma la verità è che non ci sono medaglie per tutti. Le emozioni, invece, sono tantissime e quelle ognuno avrà le sue, indipendentemente da cosa si avrà appeso al collo. Quando sarò vecchietta, avrò la fortuna di perdermi in tutti questi ricordi, rivivendo le mie piccole e grandi storie di passione. E questo non è una cosa da tutti”. Per fortuna c’è ancora parecchio tempo, mancano ancora tante altre prime volte…

di Silvia Galimberti

Francesca Porcellato nasce a Castelfranco Veneto il 5 settembre 1970, è un’atleta mondiale paralimpica, paraciclista e fondista italiana, famosissima sia in Italia che nel mondo.
Leggi la bio completa qui

Le gare di Francesca Porcellato a Rio 2016

14 Settembre, 13.00
Gara Unica Ciclismo Cronometro H2
15 Settembre, 17.20
Ciclismo Handbike H2-3-4

 

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