RIO 2016, STORIE, STORIE DI SPORT
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Dell’immaginazione al potere, o del potere dell’immaginazione

L’organizzazione della società prevede che ognuno svolga un compito specifico. Pensiamo ad esempio alla filiera alimentare: dai coltivatori ai netturbini, migliaia di persone sono coinvolte nel nostro pranzo, compreso il barista che l’ha scaldato.

Gli studiosi che si occupano di insetti sociali, in particolare di api e formiche, lo chiamano “super organismo”.  Significa che ogni gruppo di individui, identificato dalla funzione che svolge, è come l’organo di un corpo più grande, dove i singoli sono cellule e tessuti di un organismo che si potrebbe dire diffuso. Significa anche che ognuno, ogni singolo e ogni gruppo, ha un ruolo specifico, utile alla collettività, esattamente come avviene nel corpo umano: ci sono cellule e organi deputati a pensare, a trasformare il cibo, a ricavarne energia, a muoversi, a guardare, ascoltare, e via dicendo.

È come se fossimo parte di un grande ed unico Essere Umano, che vive, si muove, cresce e si sviluppa attraverso noi tutti, compreso chi è venuto prima o arriverà dopo. Piacere di conoscerti, chiunque tu sia.

La colonia, quindi, prospera se ognuno esegue il suo compito e se tutti i suoi membri sono altamente specializzati, adatti al proprio ruolo. Perciò ogni individuo è indissolubilmente legato alla propria funzione. Ogni reparto suddivide a sua volta i compiti in modo ancor più preciso, così da ottimizzare al massimo gli sforzi e quindi il risultato.  Dal grande al piccolo ci muoviamo per categorie e sottocategorie che a loro volta si suddividono ancora e poi ancora, e poi ancora. La cosa strana è che poi, a continuare ad addentrarsi nell’infinitamente piccolo e specializzato, talvolta si finisce per ritrovare l’immagine e l’intuizione dell’infinitamente grande e generico e un’immagine della rete dei nostri neuroni può facilmente essere scambiata per la foto di una galassia. Chissà come mai le strutture sembrano conservarsi anche a distanza di molti passaggi.

Anche gli sportivi non sfuggono a questo schema, anzi iniziano il percorso di perfezionamento da giovanissimi. Sono un esempio di iper-specializzazione, così come capita a molti che oggi eccellono nel loro campo. Sono stati altri i tempi in cui uno poteva essere poeta, pittore, scultore, architetto, matematico e biologo come Leonardo.

Così nessuno è calciatore o sciatore, ma attaccante, trequartista, difensore o portire; discesista o slalomista. Ognuno ha la sua qualifica: un portiere farà sempre il portiere e al massimo tirerà i rigori e qualche punizione se è un estroso come Chilavert, comunque lasciato ai margini del grande calcio. Per questo se uno è un centometrista non farà il maratoneta, men che meno uno sciatore gareggerà sulla pista d’atletica e Valentino continuerà ad essere pilota di moto, non di Ferrari.  

Il discorso fila liscio finché non incontri una figura come quella di Francesca, che fa saltare il banco. Lei, che è stata campionessa olimpica nelle gare di sprint sulla pista d’atletica d’estate e sulle nevi d’inverno, ha anche corso e vinto la maratona più d’una volta. Impossibile definirla sinteticamente. In questa che sarà la sua decima paralimpiade correrà in bicicletta, handbilke precisamente. E sarà tra le favorite, neanche a dirlo.

Mi hanno sempre detto che il prezzo da pagare per voler fare cose diverse, per rifiutare la specializzazione, sarebbe stato la condanna alla mediocrità. Che non si poteva pensare di eccellere senza specializzarsi. La storia di Francesca dimostra esattamente il contrario e regala nuove prospettive: la possibilità di immaginarci e crederci eccellenti oltre la noia specializzata, nuovamente leonardeschi, se vogliamo.

Ed è questa, forse, la vera funzione sociale di uno sportivo, il suo lavoro vero, quello che fa per noi e non solo per se stesso: produrre immaginazione.

Anche se quello che osserviamo sono corpi scolpiti dall’allenamento, sono convinto che nel Super Organismo Umano gli sportivi stiano da qualche parte nel cervello.L’eredità che ci lasciano, infatti, non è scritta nel codice genetico perché non si replicano gambe, braccia, pettorali e dorsali, ciò che attraversa le generazioni è l’ispirazione. Perché quando incontri qualcuno che nella vita è capace di mettersi in gioco in campi così diversi, rompendo l’idea più banale di routine, ti viene voglia di fare lo stesso. Chissà che smorfia si disegna allora sul volto del nostro Super Uomo.

di Bruno Pulici

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Francesca Porcellato nasce a Castelfranco Veneto il 5 settembre 1970, è un’atleta mondiale paralimpica, paraciclista e fondista italiana, famosissima sia in Italia che nel mondo.
Leggi la bio completa qui

Le gare di Francesca Porcellato a Rio 2016

14 Settembre, 13.00
Gara Unica Ciclismo Cronometro H2
15 Settembre, 17.20
Ciclismo Handbike H2-3-4

 

 

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