INTERVISTE, RIO 2016
Leave a comment

Atleti in Tandem: Bersini e Panizza raccontano la loro Rio 2016

Ne avevamo scelti 10 ma di atleti da raccontare e seguire durante le Paralimpiadi di Rio 2016 ce n’erano molti di più: ragazzi e ragazze con lo sport nel cuore e voglia di vincere tra i muscoli. Rio 2016 si è chiusa con 39 medaglie e decine di ottimi posizionamenti, insieme a tanti sacrifici e tante speranze per il futuro.
Tra questi atleti abbiamo avuto l’occasione di incontrare Emanuele Bersini e la sua guida, Riccardo Panizza, campioni di tandem.
Si sono piazzati settimi nella cronometro categoria B e hanno conquistato la nona posizione nella prova di ciclismo su strada, sempre in categoria B, vedendo sfumare il sogno della medaglia olim-pica, ma godendo dei frutti di tre anni di duro allenamento, votati alla qualificazione Paralimpica. Li abbiamo intervistati sul loro passato, presente e futuro di atleti, ecco le risposte e i commenti del promettente tandem azzurro.

Qual è per te il valore dello sport e che spazio occupa nella tua vita?
E .“Sono approdato al ciclismo a sedici anni dopo aver praticato vari sport come il nuoto, l’atletica e la vela, dedicando quindi molto tempo allo sport e trovandovi soddisfazione e motivazione. Ed è proprio al ciclismo che mi sono dedicato con maggiore impegno, ricavandone buoni risultati sportivi, ma anche personali. Mi ha infatti insegnato a convivere con gli altri e permesso di girare il mondo, ma mi ha soprattutto formato a vedere le cose da una nuova prospettiva e ad affrontare le sfide quotidiane con maggiore equilibrio. “

Parlando invece di Rio, come e quanto vi siete preparati a queste Olimpiadi?
E. “L’esperienza di Rio è un cammino iniziato anni fa, nel 2011, quando io e Riccardo abbiamo ini-ziato a correre insieme. Dopo aver capito di non essere qualificati a gareggiare nelle Olimpiadi di Londra 2012, abbiamo intensificato gli allenamenti, puntando alla partecipazione a Rio 2016.”
R. “Pedalare in due su un tandem è come remare all’unisono in canoa: l’esperienza si intensifica ed è più complessa rispetto a una corsa in solitaria ed è necessario condividere impegno, motivazione e tempo per far conciliare la preparazione agonistica e la quotidianità lavorativa che ci impegna. Ma è stata proprio la condivisione dell’impegno a rendere ancora più soddisfacente la qualificazione a questa gara.”

Leggi anche...  Rio 2016, la guida delle Paralimpiadi

Cosa avete portato a casa Rio? Cosa vi ha lasciato questa esperienza?
E. “è stata un’esperienza importante, bella e fuori dal comune. Questa è per me la seconda Para-limpiade, avevo partecipato ad Atene nel 2004, ma a distanza di dodici anni è stata come una prima volta, poiché ho provato la stessa voglia e lo stesso entusiasmo della prima esperienza.”
R.”Per me è stata una cosa molto particolare. Sono stato un esordiente a tutti gli effetti e avendo partecipato come guida di Emanuele, ho avuto la fortuna di conoscere la quotidianità del villaggio paralimpico, avvicinandomi ad atleti che non conoscevo e che mi hanno ispirato con la loro perse-veranza e forza di volontà.”

Quali obiettivi vi siete prefissati per il futuro?
E. “Devo ammettere di aver raggiunto già molti obbiettivi nella mia ventennale carriera sportiva. Dalla vittoria al mondiale del 2003 nella specialità dell’inseguimento, alla partecipazione a due para-limpiadi, 36 campionati italiani e svariate gare in Europa e nel mondo. Sono molto soddisfatto del mio curriculum e finché la testa mi permetterà di concentrarmi sulla disciplina, continuerò a cercare di migliorarmi, contando sulla fortuna nell’incontrare guide e amici come Riccardo con il quale ho condiviso e vinto molto. Il prossimo obiettivo è partecipare ai Mondiali in Sudafrica e perché no, puntare alle prossime Paralimpiadi a Tokyo.”

Leggi anche...  I trionfi della scherma azzurra

Che ruolo ha avuto UBI nella tua carriera sportiva?
E. “UBI mi ha sostenuto sempre, lasciandomi il tempo necessario agli allenamenti e alla partecipa-zione delle gare, permettendomi di staccare dal lavoro per poter affrontare queste esperienze ago-nistiche e realizzare i miei sogni.”

Come e quando ti sei avvicinato allo sport? E il tuo percorso di vita in parallelo?
E. “Sono ipovedente e sin da bambino lo sport è stato un modo per potere stare a contatto con gli altri ragazzi e condividere con loro le passioni e il tempo libero. La bicicletta in questo senso mi ha dato molto e la condivisione degli allenamenti ha portato alla costruzione di importanti rapporti di amicizia.”

Un pregio e un difetto dell’altro.
R. “Emanuele è abbastanza testardo ed è complicato fargli cambiare idea. Non sono del tutto con-vinto che sia un difetto poiché è il frutto della sua grande forza di volontà… un frutto certe volte un po’ difficile da gestire quando ci si allena in tandem. Il suo pregio invece è il carattere forte e deciso che ci ha permesso di essere precisi e ambiziosi, dando il massimo negli allenamenti e nelle gare.”
E. “Il difetto di Riccardo è che è un po’ pignolo, ma penso che si combini comunque bene con il mio carattere. La mia testardaggine e la sua pignoleria ci hanno portato lontano e forse i pregi di en-trambi stanno proprio in questa combinazione.”

Una combinazione di carattere e volontà che li porterà ancora più lontano.

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *