INTERVISTE, RIO 2016, STORIE
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Vorrei che questa fosse la mia vita sempre!

“A un certo punto sono andata da un medico e gli ho chiesto: ‘Perché tutte le volte che faccio un progetto, mi crolla davanti agli occhi?’. Mi ha risposto: ‘La vita è anche questo, ma non bisogna mai smettere di provarci’. Stavo per sposarmi, ho avuto un tracollo e improvvisamente ho smesso di muovermi, ero in crisi e non volevo più andare all’altare. Poi ho provato, con fatica, a metabolizzare questo consiglio, ho capito che non dovevo fermarmi ma darmi scopi sempre nuovi, affrontare la negatività del presente con pensieri positivi sul futuro”. Questo è un pezzo della vita di Sara Morganti, che dall’età di 19 anni si misura con una malattia così imprevedibile, spietata e mutevole come la sclerosi multipla progressiva. Oggi di anni ne ha 40 e, dopo Londra 2012, sta per affrontare i Giochi Paralimpici di Rio.

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Progettare

“Non penso di essere una persona speciale, ma una donna che ha deciso di fare progetti di vita importanti, non solo in campo sportivo ma in generale. In questo momento mi sento fortunata e realizzata: mi sono laureata, mi sono sposata, ho un lavoro che mi permette di mantenere la mia seconda professione nel mondo dell’equitazione. Se mi fermassi alla mia malattia, sarebbe la fine. Invece è importante impegnare la mente in maniera costruttiva, non bisogna soffermarsi solo ciò che non si ha, ma impegnarsi sempre per realizzare i propri sogni: il mio più grande, dopo Rio, è quello di continuare a praticare questo sport, anzi vorrei che potesse diventare il mio unico lavoro senza dover cercare nulla fuori, magari come tecnico. Vorrei che questa fossa la mia vita sempre”.

Normalità

“In 20 anni di malattia – un bell’anniversario, oltre a quello dei 40 anni, una ricorrenza a cui non ho dato molto peso in questo momento di fibrillazione per Rio – ho visto grandi progressi anche per come le persone si approcciano alla disabilità. Vedo molta normalità: siamo persone alle quali è possibile chiedere ‘Hai bisogno di una mano?’, come si farebbe con chiunque altro. Anche nel mondo equestre è cambiata la mentalità: prima c’era difficoltà nel vederlo come una disciplina al pari delle altre, oggi invece è più facile identificarsi come atleti e non come persone disabili che fanno sport. Grande merito in questo va dato al Comitato Paralimpico”.
Sara Morganti

Sacrifici

“A volte resiste ancora l’idea che una persona con disabilità che inizia a fare sport vada di diritto alle Paralimpiadi. Ma non è proprio così: il percorso alle spalle è molto lungo e pieno di sacrifici. In Brasile ci vanno i primi quattro della nazione e la tua nazione tra le prime dieci al mondo. A Londra sono arrivata quarta e il mio primo pensiero è stato ‘Posso fare di meglio’. Il giorno dopo avevo già chiaro che avrei voluto andare a Rio, in questi quattro anni non ho pensato ad altro, l’ho voluto con tutta me stessa. Esserci per me è una grande vittoria, quando si dice che l’importante è partecipare, si pensa proprio al duro percorso che c’è dietro un grande appuntamento. Non è una frase fine a se stessa o consolatoria”.

di Silvia Galimberti

Sara Morganti nasce a Castelnuovo di Garfagnana il 21 marzo 1976, è una cavallerizza italiana atleta paralimpica specialista del dressage, appassionata di equitazione dall’età di 13 anni. Leggi la sua bio qui

Quando gareggerà Sara Morganti

12 Settembre, 16.42
Team Test

15 Settembre, 14.00
Individuale

16 Settembre, 19.10
Individual Freestyle

 

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  1. Pingback: Addio ai Giochi per Sara Morganti - Games Anatomy

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