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Il sogno si avvera per Arjola Dedaj

Scatto di Arjola Dedaj

A poche ore dalla notizia che, da prima riserva a casa, il caso doping che ha sconvolto la Russia le ha consegnato in extremis il pass per Rio, Arjola Dedaj vede coronato un sogno: “Da 25 giorni mi alleno senza sosta, ogni giorno pregando per questa convocazione. Non ho mai perso la speranza, quando altri magari per la delusione avrebbero gettato la spugna”. Non lei, che da tre anni prepara questa Paralimpiade e non lo fa da sola. Accanto ha l’uomo della sua vita, il suo amore, compagno e mentore, anche nello sport: Emanuele Di Martino, atleta della nazionale italiana che volerà in Brasile. Insieme hanno creato una pagina su Facebook che porta scritta la loro biografia: “La coppia dei sogni”. “Volevamo raccontare la nostra vita e il nostro sogno delle Paralimpiadi, far capire che insieme tutte le imprese si possono realizzare. Se non fossi partita, su quella pagina Emanuele mi avrebbe fatto vivere Rio con i suoi occhi e le sue storie. Invece questa avventura la vivremo in due…”.

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Il profeta

“Lo chiamo ‘il mio profeta’ perché per me è un punto di riferimento importantissimo, un vangelo. Se ho un dubbio, un problema, chiedo consiglio a Emanuele e so che mi aiuterà, è l’unico in grado di farlo in alcuni momenti. In più ha conoscenze molto approfondite dell’atletica, mi fido totalmente di lui. Lo sport ci unisce molto, condividere la stessa vita, gli stessi ritmi e le stesse fatiche, ci aiuta a comprenderci meglio. Ci supportiamo molto, sia a livello emotivo sia nell’organizzazione della nostra giornata”.

La patria

“Presto voglio portare Emanuele in Albania, dove sono nata, per fargli conoscere le mie origini, è importante. Quest’anno la mia vita si divide precisamente in due: metà passata a Tirana e l’altra a Milano. La seconda parte ha uno spessore decisamente più importante, perché in Italia sono rinata e sono cresciuta come forse non avrei saputo fare se non fossi arrivata qui. In Albania ho ancora i miei parenti e mia sorella, ma li vedo molto di rado, lì sono molto indietro sul tema della disabilità e questa cosa mi fa sentire più estranea. Anche per questo motivo sono felice di considerarmi al 100 per cento una cittadina italiana, fiera di rappresentare il mio Paese, di cui ormai mi sento parte integrante in tutto e per tutto”.

Arjola Dedai si prepara per l'allenamento verso Rio 2016

“Da quando ho iniziato a vivere in Italia, ho avuto a fortuna di fare incontri con persone che sono diventate dei punti di riferimento, che mi hanno dato la forza di cambiare il mio percorso, mi hanno sbloccato. Quando sono arrivata non conoscevo niente, ero un pesce fuor d’acqua, non avevo obiettivi e non pensavo neppure di avere molte opportunità. Poi ho capito che il mondo esiste, bisogna solo viverlo”.

Il buio

Uno di questi luoghi magici è stato “Dialogo nel buio”, l’evento nato nel 2003 a Milano per far conoscere il mondo con gli occhi dei non vedenti e dove Arjola ha scoperto se stessa e una nuova vita. “Al buio entri in un contatto molto più ravvicinato con le persone, si cancellano molti pregiudizi. Ci si conosce in una dimensione differente da quella abituale, anche i più diffidenti sono costretti a spogliarsi di tutto, devono affidarsi a te che sei un estraneo e per noi guide la sfida è quella di entrare in una relazione significativa con le persone, capendo le debolezze e come ciascuno vive il suo rapporto con l’oscurità. Il buio fa sentire spaesati ma ti costringe anche a fare i conti con te stesso, a riformulare la tua vita, trovando strumenti differenti per affrontare la realtà”.

Per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte.

Khalil Gibran

Di Silvia Galimberti

 

 

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